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Pino Ponti Porto a Venezia a prezzi sempre convenienti

Pino ponti porto a venezia a Lugano

Pino ponti porto a venezia | Grandi Sconti | ANTICHITÀ LA COLONNA SA

olio su tela, firmato e datato 1946 cm 80 x 107 Biografia Pino Ponti è nato a Venezia il 12 aprile 1905, ha conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti nella stessa città ove tenne la sua prima mostra personale a cura della Regione Veneta, nel 1930. Già nel 1927 però con il dipinto “Il fulmine nella Centrale Elettrica” che rappresentava la folgore del fascismo sul mondo del lavoro, ebbe i primi guai con il regime. Nel 1929 fu invitato con due opere ad una grande mostra del ‘900 italiano a cui parteciparono Giorgio de Chirico, FIlippo de Pisis, Casorati, Manzù, Renato Birolli. Già nel 1929 le Gallerie d’Arte Moderna di Milano e di Venezia acquistarono quattro opere del ventiquattrenne artista. Nel 1931 si trasferì definitivamente a Milano dove il famoso critico Raffaello Giolli, uomo di grande sensibilità ed anticipatore di idee, insieme ad Edoardo Persico, illustre studioso d’arte, organizzarono alla Galleria del Poligono la prima mostra personale milanese. Era quello il periodo in cui Persico raccoglieva intorno a sé ed incoraggiava gli elementi più giovani e promettenti dell’arte contemporanea: Birolli, Dal Bon, Manzù, Spilimbergo, Sassu ed altri. Era quello il periodo del caffè “Moka d’Or” palestra di animate discussioni intellettuali e di ricerche artistiche. Nel 1933 entrò a far parte del corpo redazionale della rivista “Orpheus” con Luciano Anceschi, Enzo Paci, Assaiaz, Marchetti ed altri. Su questa rivista comparivano i famosi disegni di Ponti che si ponevano con spirito satirico-grottesco nei confronti del regime. E’ di quel periodo il primo incontro del giovane Renato Guttuso con Ponti mentre questi si trovava in compagnia di Birolli. Nel 1934 tenne al mostra personale alla Galleria Tre Arti. In quell’occasione gli capitò il secondo grosso scontro con il regime con la famosa opera “La passeggiata liberale”. Tale opera fu confiscata e Pino Ponti fu condannato a due mesi di confine. Fu uno degli iniziatori degli orientamenti artistici di Corrente pur senza mai entrare a far parte del gruppo, poiché non ne condivideva l’organicità. Nel 1943-44 mentre si trovava a Pandino dove si nascondeva insieme con Birolli, la Galleria d’Arte Contemporanea di Milano prima e la Galleria Bergamini poi, gli organizzarono tre mostre personali. Durante quegli anni lavorò con Birolli per la Resistenza ed i comuni ideali che resero questo incontro particolarmente fertile di precisazioni, orientamenti definitivi e scelte consapevoli. Era quello il periodo in cui Pino Ponti stava seguendo l’orientamento postcubista con accentuazioni particolari di tematica sociale, composizione spaziale, severa o ritmica, scandita in contrappunto con colore casto di materia, ma violento nella contrapposizione dei rapporti. Nel dopoguerra fece ritorno a Milano dove nel 1946 e 1947 tenne due mostre personali alla Galleria Bergamini. Nel 1950 fu realizzata la sua personale alla Galleria del Naviglio a Milano ad alla Galleria del Cavallino a Venezia e partecipò alla Biennale di Venezia. Nel 1953 la Galleria La Colonna di Milano gli organizzò una grande mostra di pittura sociale (periodo delle fabbriche) e di impegno democratico. Nel 1957 la Galleria Schettini di New York organizzò la mostra che segnava il trapasso definitivo del postcubismo di Pino Ponti alla nuova figurazione. Era il periodo delle periferie in cui maggiormente si notava l’assillo sociale del nostro artista tra gli uomini fantasmi alla ricerca di una baracca. Da questo momento la visione si rafforza ed il dialogo di Pino Ponti con tutto ciò che lo circonda si fa più intenso mentre si libera definitivamente di vecchi diaframmi del Primo Novecento. Nel 1953-54 Pino Ponti ebbe i primi incontri con Salvatore Quasimodo e Beniamino Joppolo. Il poeta dedicò alcuni versi ai suoi dipinti tra i quali il più famoso “La madre dell’impiccato al palo del telefono”. Muore a Milano nel 1999.


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